Monno e Incudine  
 

Alla trincea che circonda la vetta del Monte Pagano
 (A CURA DI WALTER BELOTTI)

 
     
   

Scheda generale
Percorso: Mortirolo-Ponte Palù (1.628 m) - Pian di Lochèr (2.050 m) - Monte Pagano (2.346 m).
Interessi: manufatti militari di vario tipo realizzati durante il primo conflitto mondiale. Escursione in ambiente selvaggio dove non è difficile incontrare i cervi. Panorama a 360 gradi sulle vette della catena adamellina, sulle montagne della Alta Valtellina e della vicina Svizzera. Copiose fioriture di molte specie alpine d'alta quota.
Difficoltà: agevole in tutto il suo sviluppo.
Periodo consigliato: da giugno a ottobre.
Tempo di percorrenza: ore 2.45.
Dislivello: 718 m.
Attrezzatura e vestiario: da media montagna.
Segnaletica: itinerario CAI n. 145 dal Pian di Lochèr fino in vetta.
Parcheggio: al Ponte Palù, prima di superare il torrente che scende dalla Val di Gróm, percorrendo la strada asfaltata che proviene dall'abitato di Monno.
Note: il Monte Pagano, durante la seconda guerra mondiale, tornò a rivivere momenti di guerra divenendo il fulcro della resistenza partigiana. Sulla sua pianeggiante vetta furono effettuati, da parte degli Alleati, lanci di materiali e viveri a sostegno di coloro che erano impegnati a combattere le truppe tedesche in Alta Valle Camonica.
Per gli appassionati di mountain bike, a parte il tratto iniziale, è un tragitto di notevole interesse.

Descrizione del percorso
Raggiunto il Mortirolo, una cinquantina di metri prima del Ponte Palù, si imbocca la strada in battuto di cemento che si stacca ripida sulla destra. Un evidente cartello stradale vieta il transito agli autoveicoli non autorizzati. Percorso il tratto iniziale, si prosegue su fondo acciottolato fino ad una deviazione dalla quale si stacca, a sinistra, il segnavia CAI n. 73 per il Gróm e la Val Varadéga. Seguitando a destra in uno stupendo lariceto, con sottobosco di lamponi, si passa a fianco delle baite di Cantià. La strada avanza ora in piano fino a raggiungere lo slargo dei prati di Plazza e, dopo averlo superato, si inoltra nel bosco compiendo alcuni tornanti per sfociare nei pascoli di Carèt, tra fioriture di eufrasia, genzianella d'Engadina e ginestrino.
Da questa posizione il panorama è incantevole sulla parte alta della conca del Mortirolo, sulle cime Gròm, Resverde, Verda e Cadì e sulle montagne della Valtellina.
Si guadagna pian piano quota, zigzagando tra radi larici, fino al limitare della vegetazione arborea, sopra il Pian di Lochér, in ambiente davvero suggestivo. Tra queste interessanti conche vegetazionali il percorso incontra l'itinerario CAI n. 145 che, a mezza costa, proviene dal Pianaccio. Si seguita su pascolo erboso, tra ginepri e rododendri, dove in primavera spiccano i bianchi fiori della pulsatilla primaverile e in autunno i rossi frutti dell'uva ursina. La strada militare, con i muri a secco ben conservati e gli slarghi sui tornanti per consentire lo spazio di manovra agli autocarri, compie larghi giri sul ripido costone di festuca varia. La strada poi si restringe, diventando sentiero, e prosegue sul versante nord, passando a mezza costa sopra gli alpeggi di Carèt finché sfocia su un pianoro. Da questa eccezionale balconata lo sguardo può spaziare sull'Adamello da una parte e sul ghiacciaio del Bernina dall'altra. Di fronte si presenta l'imponente fortificazione del Pagano. Proseguendo in piano, si passa a lato del rudere di un piccolo fabbricato poi, in leggera salita, si arriva in vetta, aggirandola da sinistra. Esternamente allo sbarramento sono presenti copiose fioriture del rinomato spinacio selvatico, "perüch".

Cenni storici e descrittivi delle opere
Il Monte Pagano è posto a cavallo di due comuni, quello di Incudine e quello di Monno. Postazione fortificata durante la guerra 1915/18, quale retrovia del fronte, il Pagano ha la cima tutta contornata da un possente sbarramento che rende il paesaggio austero e splendido. Le trincee sono state realizzate in pietra scistosa e ricalcano le tipologie di quelle della Val Massa sopra Villa Dalegno. Due postazioni d'artiglieria, collocate in un avancorpo rispetto al muro trincerato, una in direzione di Lochèr e l'altra che punta direttamente sulla conca del Mortirolo e sulla strada che proviene dal versante valtellinese, erano state studiate a protezione della fortificazione. Si accede all'interno del trinceramento da due aperture ad arco con sassi disposti a volta, che sottopassano l'enorme muraglione.
Architettonicamente ben integrato nell'ambiente, il complesso fortificato costituiva la terza delle linee arretrate del sistema difensivo italiano durante la prima guerra mondiale. Oltre a dominare sulla Sella del Tonale ed avere un ottimo controllo su Edolo e sulla strada per il Passo dell'Aprica, dalla sua tattica posizione si potevano controllare eventuali manovre di aggiramento, da parte delle truppe austriache, attraverso la Svizzera. Infatti, con gli apprestamenti difensivi della vicina Cima Varadéga, costituiva il pilastro meridionale dello "Sbarramento di Grosio". Le opere furono realizzate nell'estate del 1915, in ottemperanza alle disposizioni del comando supremo concernenti la mobilitazione e la radunata dell'esercito, diramate nell'aprile del 1915, che prescrivevano la difesa ad oltranza nella zona del Mortirolo.

 
       
 
 
 
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