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Scheda generale
Caratteristiche del percorso: Case di Viso (1.753 m) - Malga
delle Casaiole (2.102 m) - Rifugio Bozzi (2.480).
Interessi: importante complesso di fabbricati, grotte e postazioni
a ridosso della prima linea del fronte. Escursione tra pascoli popolati
da numerosi branchi di cervi, particolarmente avvistabili durante
la stagione degli amori. Ambiente ricco di molte specie di flora
alpina. Panoramico punto di osservazione sulle affascinanti Case
di Viso, sul Corno dei Tre Signori e sulle impervie pareti della
Punta d'Albiolo.
Difficoltà: agevole in tutto il suo sviluppo.
Periodo consigliato: da giugno a ottobre.
Tempo di percorrenza: ore 2.20.
Dislivello: 727 m.
Attrezzatura e vestiario: da media montagna.
Segnaletica: segnavia CAI n. 52.
Parcheggio: nel vasto piazzale realizzato a lato della strada prima
del ponte che immette nel villaggio di Case di Viso.
Note: nell'estate 1997, su progetto del Museo della Guerra Bianca
in Adamello di Temù, sono stati eseguiti, da parte di volontari
dell'Associazione Nazionale Alpini, di militari del 4° Corpo
d'Armata Alpino e di civili, i lavori di ristrutturazione di alcuni
manufatti, consistenti nel recupero di una postazione per batteria
di 3 mortai da 149 mm, delle gallerie sotterranee di accesso alle
piazzole, della trincea disposta a difesa degli alloggiamenti e
di alcune grotte ricovero.
I lavori sono poi continuati negli anni 1998, 1999 e 2000 con la
ricostruzione di un fabbricato, adibito a museo durante la stagione
estiva, e la sistemazione del sedime di quasi tutti i baraccamenti
che costituivano il grande villaggio del Montozzo, compreso il bellissimo
fabbricato cruciforme sotto la Forcellina di Montozzo. Tutte le
opere recuperate sono state date in consegna all'Associazione Alpini
di Pezzo che ha l'incarico della costante conservazione, come pure
dell'apertura estiva del piccolo Museo.
Per il facile raggiungimento, lungo una comoda strada militare,
il complesso fortificato della Conca di Montozzo è particolarmente
indicato per gite di istruzione scolastica e familiari.
Possibilità di pernottare presso il Rifugio A. Bozzi, di
proprietà del CAI di Brescia, che dispone di 24 posti letto
ed è aperto dal 20 giugno al 20 settembre.
Descrizione del percorso
Raggiunto in macchina lo stupendo alpeggio di Case di Viso,
si parcheggia nel vasto piazzale recentemente realizzato prima dell'agglomerato.
Lasciata a destra la strada, che passa esternamente al villaggio,
ci si incammina tra le baite, costeggiando il torrente Arcanello.
La caratteristica costruttiva di questi fabbricati, più volte
distrutti dalle valanghe, è rappresentata dall'utilizzo della
pietra come elemento fondamentale, sia nelle murature che nella
copertura.
Si passa a lato di un baitello adibito a "casèra",
dove è possibile acquistare prodotti tipici quali formaggio,
burro e ricotta, per sfociare, poco più in alto, sul tracciato
principale. Per questo, o per l'evidente scorciatoia, si giunge
in breve ad un'attrezzata area da pic-nic a lato del minuscolo laghetto
di Viso.
Fin qui si può anche giungere con l'automobile, rinunciando
però ad una salutare immersione nella vita alpestre di questo
piccolo paradiso naturale.
Si segue poi sulla destra il segnavia CAI n. 52, percorrendo la
comoda strada militare che risale, con numerosi tornanti, il versante
orografico sinistro della Valle di Viso. Il ripido costone di cespugli
di ontano verde è il regno indisturbato dei cervi, ma anche
di alcuni temerari caprioli che da anni resistono all'invadenza
dei grossi ungulati.
Ai lati della strada spiccano fiori multicolori tra i quali il garofanino
maggiore, l'arnica, e l'eufrasia minima. Dopo alcuni tornanti si
giunge alla Malga delle Casaiole dove numerosi bovini, durante la
stagione estiva, vengono ancora monticati, rendendo il paesaggio
più suggestivo. Alcuni metri prima del fabbricato, si stacca
sulla destra il segnavia CAI n. 63 che conduce al Passo del Tonale,
passando per il Dosso di Meda. Varie scorciatoie, lungo tutto il
tracciato, consentono di abbandonare il percorso principale evitando,
soprattutto in discesa, gli interminabili tornanti. Seguendo la
strada militare, che dolcemente guadagna quota, si giunge in un
pianoro. Si procede, quindi, per un breve tratto in salita, lasciando
a sinistra una minuscola pozza d'acqua, che spesso si trova asciutta,
soprattutto durante la stagione estiva. Da questa posizione si inizia
a scorgere in alto la bandiera issata sul poggio che ospitava un
osservatorio di guerra, poco distante dal rifugio. Compiuti tra
pascolo sassoso gli ultimi tornanti, si arriva sulle rive del laghetto
di Montozzo; poco più in alto spicca il rifugio che in breve
si raggiunge.
Variante dal Passo del Tonale
Dal Passo del Tonale si segue la comoda strada sterrata
che passando dalla Malga Cadì, raggiunge prima l'Ospizio
di San Bartolomeo e poi la Malga Valbiolo, ai piedi del costone
orientale della Cima Cadì. (Alla Malga Valbiolo si può
arrivare anche con mezzi fuoristrada).
Da qui si prosegue su percorso ben marcato e ripido, passando a
tratti, lungo il tracciato delle piste da sci. Superato un falsopiano
e un rivo d'acqua, si avanza alla base delle pareti della Punta
d'Albiolo, aggirando sulla destra il vasto avvallamento. In leggera
salita, si compiono alcuni tornanti procedendo su pascolo sassoso,
finché si raggiunge il passo. Si divalla quindi nella Val
di Viso, compiendo un ripido tratto iniziale tra rocce e sfasciumi.
Si prosegue tra tappeti di fiori multicolori tra i quali spiccano
il doronico del granito, la silene a cuscinetto e il raro papavero
alpino. Si continua la discesa superando una vasta frana di terriccio
e poi un ghiaione, che sta pian piano per essere colonizzato dalla
gialla Saxifraga aizoides. Su pascolo sassoso, passando alla base
delle impervie pareti della Punta d'Albiolo, si giunge nel pianoro
che ospita il minuscolo Laghetto di Montozzo e quindi al rifugio
(ore 2.00 dalla Malga Valbiolo). N.B. Il percorso dal Tonale è
impegnativo nel tratto iniziale di discesa dal Passo dei Contrabbandieri
in direzione del Rifugio Bozzi.
Cenni storici e descrittivi delle
opere
La zona montuosa, compresa fra il Passo del Gavia e il Passo
del Tonale, fu parte integrante della prima linea durante tutto
lo svolgersi della Grande Guerra.
Sebbene in questo settore del fronte non si svolsero operazioni
di rilevante importanza, si ebbero comunque numerosi tentativi di
aggiramento delle posizioni austriache del Tonale, specialmente
in concomitanza con i principali fatti d'arme avvenuti al Passo
del Tonale e nella Conca Presena.
È quindi di notevole importanza tener conto di questo particolare
settore che, di fatto, rappresentava una via alternativa alla sella
del Tonale sia per gli italiani che per gli austroungarici.
La sopraccitata via alternativa era rappresentata dalla Forcellina
del Montozzo, transitata fin dall'antichità da pastori, cacciatori
e contrabbandieri. Per questo motivo già nel 1910 la Regia
Guardia di Finanza aveva fatto erigere una casermetta nella Conca
Montozzo, per il controllo, nei mesi estivi, della Forcellina stessa
e del Passo dei Contrabbandieri.
Qualche mese prima dello scoppio della guerra, il battaglione Edolo
presidiava già la zona con le compagnie 50ª e 52ª
trasformando la casermetta della Finanza in sede del comando.
In seguito si aggiunse la 245ª compagnia del battaglione Val
d'Intelvi, costituendo in tal modo il "distaccamento Montozzo"
al comando del Cap. Negri-Cesi.
Gli uomini erano alloggiati in tende costruite sui terrazzamenti
realizzati nella conca sottostante la casermetta comando; in seguito,
durante l'estate del 1915, vennero iniziate e portate a termine
numerose costruzioni in muratura per il ricovero della truppa, dei
muli e i depositi di armi e munizioni.
Nel contempo vennero eseguiti i lavori per la costruzione delle
opere di difesa della prima linea, su tutte le creste circostanti,
dall'Ercavallo al Montozzo, all'Albiolo, alla Cima Casaiole, al
Monte Tonale Occidentale fino a Cima Le Sorti. Vennero scavate trincee
coperte, gallerie per il ricovero delle truppe, caverne con sbocchi
sulla Val Montozzo dove venivano via via piazzati i pezzi d'artiglieria
capaci di colpire le posizioni austriache fronteggianti, poste sulle
Cocchiole, sul Comiciolo, sul Redival e su tutta la cresta fino
al Torrione d'Albiolo.
Anche il villaggio militare del "distaccamento Montozzo"
venne dotato di apprestamenti difensivi, in particolare venne scavata
una trincea che, partendo dal retro della baracca comando, saliva
sul dosso erboso sottostante la Punta di Montozzo. Lo scavo, profondo
più di due metri, venne arginato con muri a secco e con un
andamento lineare che seguiva il profilo del dosso. Lungo tutto
il tratto, rivolto verso la Forcellina di Montozzo, era stato realizzato
nel muro di contenimento un gradino di circa 50 cm di altezza, che
consentiva ai difensori di affacciarsi sul bordo della trincea per
sparare, mentre altri militari potevano transitare lungo il camminamento
restando protetti dal tiro dell'avversario.
Al fine di rendere meno gravi gli effetti di una eventuale esplosione
all'interno della trincea, furono realizzati in seguito, sempre
con murature a secco, speroni rompitratta antischegge e antishrapnell,
di quasi due metri di spessore a distanza regolare di una decina
di metri.
Al termine di questa trincea, sul sovrastante dosso pianeggiante,
vennero realizzate tre piazzole a cielo scoperto per contenere i
pezzi d'artiglieria, direttamente collegate, tramite un apposito
sentiero, alle baracche degli artiglieri poste al riparo di uno
sperone roccioso.
Le piazzole, nelle quali erano posizionati 3 mortai da 149 mm, particolarmente
adatti nella guerra in montagna per il loro tiro molto arcuato,
furono collegate tra loro per mezzo di un camminamento completamente
scavato nel terreno, ricoperto con travi di larice sopra le quali
venne rimesso il terreno vegetale per un altezza di circa 50 cm
che, oltre a fungere da blindatura, consentiva una perfetta mimetizzazione.
Solo le tre piazzole non vennero blindate ma dotate di grossi antoni
di legno che venivano tenuti normalmente chiusi ed aperti durante
l'utilizzo dei pezzi.
Per il rifornimento di questo tratto di fronte venne ampliata l'esistente
mulattiera che da Case di Viso saliva in Conca Montozzo e venne
pure costruita una teleferica suddivisa in due tronconi.
Da qui altri tre tronchi di teleferiche rifornivano le posizioni
di prima linea alla Cresta di Montozzo, sotto la Punta d'Albiolo
e al Passo dei Contrabbandieri.
Un potente proiettore di luce (faro) era stato collocato a quota
2815 sulla cresta che dal Passo dei Contrabbandieri sale alla Punta
d'Albiolo per il controllo della sottostante Val d'Albiolo.
Obici di grosso calibro da 210 e 280 mm furono inoltre piazzati
in fondo alla Val di Viso e presso la Malga Forgnuncolo.
Terminati i lavori di fortificazione, furono trasformati alcuni
sentieri in mulattiere come quella che dalla Conca Montozzo porta
ai Laghi di Ercavallo e quella che, sempre dal Montozzo, porta al
Dosso di Meda con diramazione a Cima Le Sorti e a Ponte di Legno,
passando per la località Plassola.
Un ulteriore prezioso tassello dell'architettura militare di Conca
Montozzo è rappresentato dal fabbricato cruciforme edificato
su un cucuzzolo erboso, quasi a ridosso della parete nord dell'Albiolino,
completamente in pietre di micascisti. Era dotato di porta d'ingresso
sul lato sud, alla quale si accedeva attraverso una piccola gradinata.
Il tetto, in pietre, era a due falde e l'unione dei quattro corpi,
di cui era formato, originava un tetto a padiglione, davvero unico
nelle strutture dei fabbricati militari. Numerose minuscole aperture
erano distribuite su tutti i corpi del fabbricato, a circa un metro
da terra; ciò potrebbe confermare l'ipotesi che la sua funzione
fosse quella di osservatorio avanzato e postazione coperta per fucilieri
e mitraglieri. Infatti, nell'"Allegato alla relazione sullo
stato dei lavori al 31 Maggio 1917" è riportato chiaramente
il disegno di un fabbricato a croce con la scritta "Blockhaus"
(che significa fortino). Ugualmente, sul lato opposto dell'avvallamento,
è indicato un altro fabbricato, sviluppato su tre livelli,
anch'esso con la dicitura "Blockhaus", testimoniato anche
da immagini fotografiche d'epoca. I due fortini costituivano pertanto
un sistema difensivo avanzato a protezione degli alloggiamenti del
Montozzo, proprio a ridosso della Forcellina di Montozzo, unico
punto dove gli austriaci potevano tentare un'incursione verso le
posizioni italiane. I due capisaldi, sistemati sugli opposti versanti
dell'avvallamento che precede il valico, attraverso un tiro incrociato
di fucilieri e mitraglieri costituivano un sicuro baluardo difensivo.
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