(A CURA DI GIAN CARLO ZERLA)

 
     
   

Raccogliere documenti di un passato non troppo remoto è stata volontà di alcuni amici attenti a ciò che capita sul territorio, coscienti che il degrado sta distruggendo un patrimonio storico e artistico appartenuto alla nostra terra e alla sua gente.
Come sempre le cose belle nascono da un sogno, poi prendono forma. L'idea nel percorso si precisa e, come per incanto, quello che poteva essere scambiato come passione di uno, poi di un altro e in seguito di un gruppo, alla fine, diventa progetto della comunità.
Il gruppo denominato "Associazione Ossimo Ieri" ha condotto questa azione con scrupolo e consapevolezza di ciò che si stava raccogliendo per costituire il Museo Etnografico, aperto al pubblico dall'agosto 1995, resti di una archeologia di vita e sentimenti fatta di ottimi reperti da valorizzare con rigore scientifico per poter ridare alla comunità la sua storia.
Collezionare e valorizzare le cose, gli utensili che accompagnarono la vita quotidiana della gente che visse sull'altopiano della nostra montagna, significa salvare la memoria di una civiltà fatta di valori legati al quotidiano. Vuole essere così un modo per ricordare la vita di un mondo ormai scomparso, per ricercare le condizioni degli uomini, i valori di quegli abitanti, la loro condizione economica, sociale, culturale, il loro ruolo, il loro rapporto con la terra, la natura, il loro silenzio meditativo. Questo è quello che qui abbiamo cercato di capire, anche ricostruendo, più fedelmente possibile, i vari locali espositivi che coprono un'area di oltre 500 metri quadrati di superficie, che documentano: la cucina, la camera, il portico, la filatura, la scuola, la guerra e la naia, l'arte sacra, la casera, la cantina, la falegnameria, il fabbro, la carpenteria e il muratore, il minatore, l'arrotino, il calzolaio, l'apicoltore.
Qui nel nostro Museo, i documenti, le immagini fotografiche, gli oggetti esposti parlano di Ossimo, Borno, Lozio e di tutta la Valle Camonica; raccontano, documentano, forniscono testimonianza etnografica: ora ciò che è esposto fa scuola, è divenuto testo didattico della cultura materiale del legno, ferro e pietra: un libro di storia figurato che si propone ora al dibattito.
Aratri, zappe, carri, benne, gerle, gioghi, filarelli, arcolai, roche, fusi, pizzi e ricami, madie, scaldaletti, paioli, mestoli, grattugie, gavette, sgorbie, compassi, trivelle, asce e pialle, tagliole, zangole, stadere, stampi per burro, frangicagliata, falci, rastrelli, vanghe, setacci, brente, spine, botti, tini e torchi, esposti nella casa museo educano alla riflessione e meritano di essere proposti alle scuole di ogni grado e a tutti coloro che vogliono scrutare nello spessore della memoria.
Conservare la memoria collettiva è uno strumento incomparabile per educare. Gli oggetti e le immagini di scolaresche, famiglie e avvenimenti vari dei primi del Novecento raccontano il loro valore. Così tutto serve, tutto documenta, tutto diviene prezioso, tutto parla del rapporto tra gli uomini e le cose. Ecco l'anima del museo, ecco i sentimenti che in questo progetto hanno trovato concreta attuazione, grazie a coloro che hanno dato oggetti, documenti e tanta manodopera accomunando gli amici dell'"associazione Ossimo Ieri" con la propria gente.

L'agricoltura
La cultura agreste della nostra gente è qui documentata da rudimentali, ma essenziali attrezzi, costruiti e utilizzati il più delle volte dalle stesse mani che li aveva realizzati.
Ossimo, Borno, Lozio, in questo settore costituiscono una testimonianza a livello europeo: grossi menhir istoriati sin dagli anni '60 e ancora in fase di studio, raccontano l'età Calcolitica (4800 - 5000 anni fa), attraverso incisioni dove sono rappresentate scene di aratura, mappe, numerosi animali, dischi solari e oranti. I rilievi di alcune di queste statue stele sono visibili presso il Museo in grandezza naturale. Alcuni vecchi e semplicissimi aratri, identici a quelli raffigurati sulle stele sono stati reperiti presso famiglie contadine ed esposti al museo, offrendo ai visitatori l'opportunità di confrontarli ai rilievi e constatarne l'autenticità.
Si possono vedere altri attrezzi come falci, rastrelli, coti, forconi, museruole, portacoti, zappe, vanghe, vagli e crivelli; questi ultimi servivano per la lavorazione dei cereali (frumento, orzo, segale, grano saraceno e grano turco) che sull'altopiano sono stati coltivati con maestria fino alla fine degli anni cinquanta.

La casera
La casera è il primo dei tre locali che si trovano nel seminterrato della casa museo; qui fanno bella mostra anche un camino e il forno del pane, oggi periodicamente usati per dimostrazioni. Ci sono esposti i vari contenitori in legno usati per il latte: frangicagliata, zangole a manovella o a stantuffo, stampi per il burro personalizzati, fascere per formaggio, secchi e bidoni da latte con stadera. Accostato al camino si trova il tipico paranco girevole, con il pentolone in rame che serviva per la cagliata: il latte veniva scaldato, vi si aggiungeva il caglio e se ne facevano saporiti formaggi grassi o magri, a secondo della quantità di panna che vi si lasciava. Da questa sezione si accede ad un piccolo "cadinèt", locale dove si conservavano al fresco burro, stracchino e formaggio in maturazione.

La camera
La camera al museo è stata ubicata nella stanza la cui finestra si affaccia sull'entrata principale del fabbricato, come spesso succedeva nelle nostre case di montagna; infatti ciò serviva per controllare l'andirivieni notturno nel cortile e nella contrada del paese. La ricostruzione di questo locale è fedelissima e vede al centro un tradizionale letto in legno, su cui fanno bella mostra lenzuola, pizzi e trapuntini. Anche scaldaletti, "monache" in legno, culle in legno e intrecciate in fuscelli di salice, indumenti per neonati (cuffie, fasce, camicini) si fanno ammirare. Un manichino accostato al letto, veste con autentici abiti di semplice fattura: gonna nera e lunga, grembiule, camicetta, mantellina e fazzoletto in testa. Le pareti della stanza sono ornate da immagini di arte sacra; ricordi di famiglia, oggetti e immagini non mancano sul cassettone e sul comodino.

La cantina
È probabile che la casa che ospita il museo risalga al '400, forse si trattava di una casa torre; numerosi sono i frammenti di parete affrescata con decorazioni a graffito che si trovano nella cantina che ospita numerosi attrezzi per la vinificazione: infatti Ossimo vantava vigneti in località Gòbbia e Annunciata, tanto che tuttora sono ben visibili i terrazzamenti creati in epoca alto medievale. Al centro del locale è posto un torchio di bella fattura, molto antico, con ruote piene fatte di legno. Com'è logico ci sono inoltre tini, botti, imbuti, spine, brente e altri attrezzi. Era usanza comune conservare in cantina anche lardo, salame, pancette, strutto, formaggio e burro, oltre a patate, rape e quant'altro potesse servire per affrontare i lunghi e rigidi inverni, durante i quali si era costretti ad abbandonare molte attività ed a vivere parzialmente di rendita.

La cucina
Al primo piano si trova la cucina, tipico locale che raccoglieva la famiglia, che in genere era numerosa, attorno al camino nei momenti più significativi dell'anno e in occasioni spirituali e religiose. Al museo gli oggetti realizzati in materiale povero come: ferro, legno, ghisa, alluminio e alcuni rari paioli in rame sono stati raccolti come se la cucina non fosse mai stata dismessa. Semplici attrezzi in legno come mestoli, palette per cereali e farina, mattarelli e madie per lavorare il pane e la pasta riproducono l'atmosfera del passato, vi è la tipica scansia dove vi sono riposti secchi, mestoli, paioli, colini, grattugie e gavette. Ci sono anche anfore in terracotta nelle quali si conservavano i grassi e i liquidi come lo strutto e l'olio.

La falegnameria
Ciò che è conservato nel museo certamente non costituisce l'attrezzatura ideale per l'attività di falegname; tuttavia nel ricostruire l'ambiente si è considerato che in tante case si praticava questa attività per una necessità individuale. È stato allestito quindi un banco da falegname con molte pialle, di diverse lunghezze aventi diverse funzioni, squadre, scalpelli, sgorbie, compassi, trivelle, oliatori, trapani manuali e altro; tutto ciò testimonia che ogni nucleo familiare era in grado di produrre quello che rispondeva ai fabbisogni dei suoi membri. Una vecchia mola d'arrotino, a pedale, fa bella figura in questo locale, assieme ad una ricca esposizione di cardini, catenacci, chiavi e serrature.

Il lavoro femminile
(filatura e tessitura)

Al piano superiore del museo si possono ammirare gli strumenti per la lavorazione della lana, del lino e della canapa; presto sarà possibile vedere un telaio (da tessitura) per canapa e lino. Significativo è lo spazio riservato al lavoro della sarta: sono esposti arcolai, fusi, roche, ferri da stiro, macchine da cucire ed altro. Sulle pareti vi sono alcune immagini di notevole interesse che rappresentano le attività che si svolgevano fino agli anni '50. L'economia rurale era legata anche alla coltivazione della canapa e del lino, ma fondamentale è stato l'allevamento delle pecore e capre per produrre lane particolari.

Muratori, fabbri e carpentieri
Nello spazio riservato a tali mestieri si è ritenuto importante mettere in evidenza le testimonianze di come lo stesso edificio del museo sia stato costruito a partire dal '500. Da notare il soffitto e il controsoffitto in cantinelle e malta; il muro maestro è evidenziato assieme alla parete costruita con assicelle, cocci e malta di calce, il pavimento in cotto è ben conservato in tutta la casa. Interessante la tramezza esposta fatta di legno di nocciolo intrecciato, sistema questo che ha origine nel periodo neolitico (4000 a.C.). Ci sono frammenti di tegola di età romana recuperati nel corso di scavi sul territorio: questi laterizi, con impressi i marchi di fabbrica, testimoniano anche l'attività delle fornaci sull'altopiano di Ossimo-Borno. Trovano collocazione anche numerosi attrezzi che appartenevano ai carpentieri, muratori, fabbri e minatori; quest'ultima attività è confermata da numerose lampade al cetilene.

Guerra, scuola e arte al museo
Il museo è di fattura cinquecentesca; all'interno si trovano sei architravi con date, iniziali del casato e stemmi, tra cui uno inserito nel bellissimo camino in pietra locale, posto nella sala oggi adibita a biblioteca, sala video e direzione.
Si possono trovare spazi riservati alla scuola, dov'è possibile osservare pagelle, diari di classe, cartelle, banchi, lavagna e tante belle fotografie di scolaresche che risalgono al periodo compreso tra il 1915 e il 1945.
Con la collaborazione del Museo della Guerra Bianca in Adamello di Vione è stato possibile reperire oggetti, armi e fotografie della grande guerra.
Al piano superiore una stanza è dedicata all'arte Sacra, mentre in una piccola stanzetta si possono vedere sinopie di affreschi del 4/500 forse della scuola del Da Cemmo: gli affreschi sono scomparsi negli anni '70, ma sono rimaste nette le tracce del malefatto.

La fotografia
Al museo si va orgogliosi delle fotografie (circa 100) ingrandite ed esposte che raccontano la storia dell'altopiano di Ossimo-Borno-Lozio attraverso immagini che scandiscono i momenti più significativi della comunità.
Ci parlano di oltre 1000 persone, colte nei diversi momenti della loro esistenza. Il materiale fotografico risale ai primi anni del '900 (non oltre gli anni '50), ed è stato raccolto presso le famiglie del luogo, che hanno autorizzato la riproduzione in esclusiva al nostro museo.
Paesaggi, gruppi di lavoro, emigranti, sagre di paese, amici in festa, scolaresche, militari, reduci e caduti in guerra, ma soprattutto nuclei familiari, si fanno ammirare dalle pareti ove sono collocati, vere testimonianze di un passato che merita di non finire nel dimenticatoio; in esso infatti possiamo trovare le nostre radici, la nostra cultura, insomma la giustificazione del presente. In fondo il progresso è, per sua stessa definizione, miglioramento attraverso la conservazione di ciò che di valido gli esseri umani edificano materialmente ed interiormente giorno per giorno.

Sezioni in allestimento
Entro il 1998 una sala del museo sarà allestita per descrivere l'ambiente: con l'ausilio di un plastico e di carte illustrate si documenterà la morfologia geologica, le rocce, i minerali, i fossili, la flora e la fauna presenti sull'altopiano.
La presenza di numerose segherie ci induce a mettere in evidenza il patrimonio boschivo di cui il nostro territorio è ricco; saranno esposti campionature di legno, attrezzi per il taglio del bosco e la lavorazione del legname.
Un piccolo spazio sarà dedicato anche all'apicoltura, ed una sezione sarà riservata all'attività del calzolaio. Con l'ausilio di oggetti e tabelloni si potranno approfondire didatticamente gli argomenti esposti.