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Storia
La raccolta storico-artistica del "Museo camuno" di Breno fu intrapresa
a opera dell'Associazione pro Valle Camonica, che a partire dal
1905, anche su proposta di molti illustri personaggi brenesi, aveva
iniziato la costituzione di una collezione che testimoniasse la
cultura e facesse apprezzare le bellezze della Valle e che ne riunisse
le memorie storiche e artistiche, impedendone la dispersione e la
distruzione.(1)
L'incarico fu dato a don Romolo Putelli che, con amore, dedizione
e anche con mezzi propri, durante i suoi viaggi raccolse pergamene,
libri antichi, sculture, mobili, oggetti d'artigianato, arredi sacri,
reperti archeologici e incisioni e individuò, come sede ottimale
d'esposizione, la chiesa di S.Antonio in cui gli affreschi di Girolamo
Romanino e le grandiose pale di Callisto Piazza avrebbero costituito
una degna cornice.
Il 17 gennaio 1919 nello studio dello storico camuno si sviluppò
un furioso incendio che divorò una parte molto importante del materiale
archivistico-librario raccolto, ma il sacerdote non si perdette
d'animo e proseguì con caparbietà il suo compito.
Il museo, inaugurato il 10 giugno 1923, iniziava un nuovo approccio
all'arte, sottraendola "all'esercizio troppo cerebrale e pedante
e a speculazioni troppo mercantili" e portandola "a contatto con
le moltitudini".(2) La raccolta fu arricchita ulteriormente da
Romolo Putelli, "infaticato propagandista di turismo", (3)tanto
che alla sua morte sembra si contassero: 280 dipinti, 340 fra incisioni
e disegni, 300 pezzi di sculture, arti decorative e folklore, 50
reperti d'archeologia romana e preromana, un centinaio di monete,
560 pergamene, 24 incunaboli, 435 volumi e manoscritti d'ogni genere.
Già dal 1937 aveva avanzato istanze affinché la collezione fosse
donata allo Stato, ma ciò non poté avvenire per la sopravvenuta
morte, e per la lenta, ma inesorabile, scomparsa dell'Associazione
pro Valle Camonica: (4)da questo momento iniziò un lungo
e travagliato periodo per il museo, sia per questioni di contesa,
sia per la collocazione delle opere: gli eredi rivendicarono i diritti,
lo Stato rifiutò la collezione, e di fatto gli oggetti, divenuti
di proprietà comunale, furono trasportati in un edificio adibito
a caserma dove rimasero per tutto il periodo della seconda guerra
mondiale, subendo danni e furti. La parte più recente del suo archivio,
consegnata ai familiari, fu mandata al macero, con gravissima perdita
di documentazione di valore storico. Nel 1947 la raccolta artistica,
nel frattempo arricchitasi di una donazione del pittore Francesco
Domenighini, fu spostata negli scantinati di Villa Ronchi, diventata
sede del municipio di Breno; il direttore, prof. Araldo Bertolini,
provvide a redigere un nuovo inventario, a ripulire e restaurare
le opere che giacevano in un pietoso stato d'abbandono; la parte
libraria e documentaria, depositata in un'angusta e umida stanzetta
dei locali della biblioteca civica nel seminterrato del municipio,(5)
fu riordinata e studiata da don Alessandro Sina, che purtroppo asportò
anche alcuni documenti.(6)
Con gran lavoro di alcuni appassionati locali, fra cui i professori
Francesco Romele, Andrea Beccagutti, Umberto Sala e altri bresciani
come il prof. Gaetano Panazza, il materiale fu catalogato e sistemato
in un palazzo in via Garibaldi, in occasione delle manifestazioni
del "Ferragosto brenese" del 1958;(7) l'esposizione dovette
tuttavia essere sospesa e tutto il patrimonio esposto fu accatastato
in due locali dell'edificio, che nel frattempo era divenuto sede
delle scuole medie unificate. Nel 1967 si effettuò un nuovo spostamento
delle opere al secondo piano di Villa Ronchi, dove subirono altri
pesanti furti.
Dopo molti anni oscuri in cui la raccolta fu in pratica dimenticata
dagli amministratori, ma non certo dai ladri, per rivederla parzialmente
esposta al pubblico si dovette aspettare fino al 1983, in seguito
alla mostra "Proposta per un museo di Vallecamonica", (8)
nella chiesa di S. Antonio e due anni più tardi, adattati i locali
del palazzo comunale, vi fu sistemata.(9)
Tuttora l'esposizione dei materiali artistici, pur nella sua sistemazione
provvisoria, è aperta al pubblico e può essere visitata, anche se
il cammino verso una collocazione definitiva è prossimo nel secentesco
edificio che l'aveva già ospitata nel cuore del paese.
Materiale archeologico
È costituito da una piccola raccolta che conta circa cento oggetti
d'epoca preistorica, protostorica, romana, medievale e rinascimentale,
provenienti da diverse località della Valle.
Reperti preistorici sono un falcetto dell'XI sec. a.C., di provenienza
ignota, un'ascia di bronzo, tipo Nanno, dell'VIII sec. a.C., ritrovata
in località Bardizzone (Bardisù), tra Berzo Inferiore ed Esine,
sono i reperti più importanti di questa sezione sia per la loro
antichità, sia per la loro pregevole fattura.
La sezione, per ora poco rappresentata, sarà arricchita da copie
del materiale e da ricostruzioni di ambienti, risultato degli scavi
effettuati dal prof. Francesco Fedele e dalla sua équipe sulla collina
del castello di Breno.
Alla fase protostorica appartengono: un askos e un piatto in ceramica
a vernice nera che risalgono al IV-III sec. a.C., di provenienza
ignota.
D'epoca romana, per lo più frutto di ritrovamenti sporadici a Cividate
Camuno e in zone limitrofe, avvenuti attorno al 1920 e affidati
a Romolo Putelli, sono alcune lucerne, databili dall'Età giulio-claudia
al II sec. d.C., laterizi con bolli attestanti la presenza in zona
di una fornace, epigrafi frammentarie, balsamari in vetro, piatti
in ceramica e utensili bronzei, riferibili quasi sicuramente a corredi
tombali. Ben rappresentata una raccolta di monete, databili tra
il V secolo a.C. e il VI secolo d.C., per la maggior parte prive
di notizie sui luoghi e il tempo di ritrovamento, e, anche se la
provenienza locale non è rigorosamente accertata, il cattivo stato
di conservazione sembra escludere l'ipotesi che provengano da una
collezione. Di notevole interesse è la nutrita collezione di piatti,
scodelle e ciotole attribuibili ai secoli XV e XVI, realizzati in
argilla rivestita di vetrina poi incisa (ingubbiata e graffita),
provenienti da alcuni ritrovamenti, avvenuti in epoche diverse,
sulla collina del castello di Breno e dalla donazione di Umberto
Sala; alcuni vasi di maiolica e di porcellana poi sono da datare
tra la fine del 1700 a tutto il 1800.
Suppellettili e arredi
Il Museo camuno raccoglie una serie di oggetti, che un tempo rivestivano
un ruolo importante nella collezione, (10)testimoniando
i lavori tipici, la vita e la cultura della Valle Camonica: bastoni
per portare secchi, stampi per ricamo e per il burro, borracce,
armi, zoccoli, tessuti ricamati, statuine, scrigni, culle, elementi
architettonici in pietra, forbici, chiodi, lampade, arcolai e ogni
sorta di utensili da lavoro.
Dato che la maggior parte venne raccolta tra la fine del 1800 e
gli inizi del 1900 si deve rendere merito a R. Putelli di aver avuto
un concetto nuovo e moderno di museo, non avulso dalla realtà in
cui operava e visto come uno strumento didattico utile per conoscere
le proprie origini e la propria storia.
Mobili
Al di là delle diverse tipologie i mobili appartenenti al museo
sono riconducibili a una caratteristica comune: sono prodotti "periferici",
risentono in pratica di gusto, forma, schemi compositivi e iconografici
tipici della Valle, ripetuti nel tempo.
Si possono ricordare: alcuni cassoni e una cassapanca intagliati
e dipinti (secc. XVII-XVIII), una splendida credenza; il cosiddetto
"letto del capitano di Valle", sapiente opera secentesca, ornata
da tarsie policrome e da un reliquiario, probabilmente appartenuta
a Gian Antonio Guarneri, sindaco di Vallecamonica nella seconda
metà del XVIII secolo.
Sculture lignee e intagli
Alcune pregevoli opere lignee fanno bella mostra: la parte sommitale
di un notevole tabernacolo di scuola veneta della seconda metà del
XV secolo, rappresentante Cristo in pietà; una scultura raffigurante
una santa o la Madonna di un anonimo maestro del XVII secolo; uno
splendido paliotto d'altare, proveniente dalla cappella dell'ex-ospedale
di piazza Venturini, attribuito alla bottega di Giovanni Giuseppe
Piccini (Nona, BG 1661-1725) allievo di Pietro Ramus; alcuni angeli
cerofori di anonimi intagliatori del secolo XVIII e altre pregevoli
opere di legno databili tra il 1400 e il 1700.
Quadri
I quadri coprono un arco cronologico assai ampio, dal XIV secolo
ai primi anni del Novecento, per lo più sono attribuiti ad artisti
bresciani e veneti. Particolarmente degni di nota sono: I sette
dormienti nella spelonca, di un anonimo maestro emiliano del XIV
secolo; una Madonna con Bambino, S. Sebastiano e S. Rocco, di ignoto
madonnaro veneto del XVI secolo; la grandiosa Deposizione di Callisto
Piazza da Lodi e la Crocifissione attribuita a Girolamo Romani detto
Il Romanino, e altre opere del 1400 e del 1500; il Trionfo della
morte, una splendida tavoletta su pietra paesina, di un anonimo
pittore operante nei secoli XVI-XVII; una particolare Sacra famiglia
e san Giovannino di un anonimo pittore di impronta belliniana; un
interessante notturno di maestro nordico, raffigurante la Cattura
di Gesù; una tela raffigurante il Martirio di san Bartolomeo attribuito
a Camillo Procaccini (Bologna 1551-Milano 1629), e un'allegoria
che rappresenta La Flora coronata dal genio, di un suo allievo;
un'Adorazione dei Magi, di un pittore veneto del XVII secolo; un
enigmatico S. Bartolomeo attribuito ad un anonimo autore napoletano
ispiratosi a Jusepe De Ribeira detto Lo Spagnoletto (Valencia 1591-Napoli
1652); una copia dell'Incredulità di san Tommaso caravaggesca. Sono
raccolti anche: numerosi ritratti dei personaggi della famiglia
Cattaneo, vissuti tra il 1500 e il 1600, alcuni dei quali attribuiti
a Giacomo Ceruti (Milano 1698-1767) e opere di Felice Riccio detto
Il Brusasorci (Verona 1540-1605) e di Francesco Giugno; dipinti
di Francesco Monti, Giulio Carponi, Gaspare e Antonio Diziani vissuti
tra il 1600 e il 1700; un sensazionale Bice Del Balzo nel castello
di Rosate, di Francesco Hayez, una Bambocciata di Faustino Bocchi
(Brescia 1659-1741) e una singolare Serenata di Bambocci del suo
allievo Enrico Albricci (Vilminore, BG 1714-Bergamo 1775). Dalla
donazione del pittore brenese Francesco Domenighini (Breno, BS 1860-Bergamo
1950) provengono, oltre alle sue tele, opere di pittori locali quali,
Ponziano Loverini (Gandino, BG-1845-1929), Antonio Guadagnini (Esine,
BS 1817-Arzago d'Adda, BG 1900), e altri ancora vissuti fra la fine
del 1800 e metà del 1900.
Incisioni
La raccolta di incisioni, più comunemente definite stampe, riveste
una parte molto importante all'interno delle collezioni museali,
anche se non tutte visibili al pubblico per ragioni di spazio. Databili
fra il XVI e il XIX secolo, appartengono all'opera di molti rappresentativi
artisti: A.Dürer, J.Sadeler, A.Collaert, A.Sadeler, R.Sadeler, G.P.Bianchi,
J.Callot, W.Kilian, M.Dorigny, C.Cesio, F.Zucchi, F.del Pedro, P.Norblin
De La Gourdaine, e di molti altri autori anonimi. Si trova anche
esposta una rara mappa del territorio bresciano del 1597.
Raccolta libraria e documentaria
Divisa a ragione dalla collezione artistica, quella che viene chiamata
la "Raccolta Putelli" conservata nella biblioteca civica, comprende
oggi una sezione libraria di testi appartenuti a personaggi diversi,
e una importantissima documentaria, un variegato insieme di frammenti
di fondi, raccolti dal compianto sacerdote e un fondo di atti, per
lo più registri di deliberazioni, di appartenenza all'archivio comunale
mescolato attorno agli anni Sessanta.
La prima si compone di 667 volumi a stampa, tra il 1477 e il 1961:
in particolare 25 incunaboli, 305 cinquecentine, 168 testi antichi
e 169 del fondo recente; la seconda sezione, invece, comprende:
circa 2000 unità, articolate in registri, fascicoli e atti singoli,
distribuite in 187 faldoni, recentemente inventariate, datate tra
il XV e il XX secolo; il fondo della famiglia Albrici di Angolo,
costituito da documenti di carattere essenzialmente notarile datati
tra il 1493 e il 1784;(11) una raccolta di oltre 564 pergamene,
tra il XII e il XIX secolo, riguardanti compravendite, affittanze,
pagamenti, testamenti, divisioni patrimoniali e polizze; una cinquantina
di registri manoscritti, in maggioranza estimi di famiglie e comunali,
strumenti notarili. Nella sua attività di ordinatore degli archivi
diocesani di Brescia e di Mantova, in quella di fine studioso di
storia locale e poi come direttore della raccolta di materiali per
l'istituzione del museo, Romolo Putelli ebbe modo di studiare, di
maneggiare, trattenendo spesso per motivi di studio, e poi anche
di avere in regalo dalle nobili famiglie camune e infine di acquistare
molti documenti e libri. Per questi motivi oggi il nucleo della
raccolta documentaria è costituito da atti di natura civile: relitti
dell'antico archivio della Cancelleria civile della Comunità di
Valle Camonica (XV-XVIII secc.), una cospicua serie di estimi dei
paesi camuni, carteggi di interesse economico e privato delle famiglie
nobili locali (Ballardini, Bassanesi, Bonettini, Cattaneo, Celeri,
Federici, Griffi, Rizzieri, Ronchi); vi si trovano anche documenti,
provenienti dall'antico archivio vescovile di Brescia e di Mantova,
riguardanti principalmente la vita, la cultura e la religione bresciane
e camune tra il XVI e il XIX secolo; si devono aggiungere anche
alcune carte provenienti dal soppresso archivio notarile di Valle,
carteggi del Casino di lettura e ricreazione di Breno (attivo nella
seconda metà del secolo scorso), parte della raccolta documentaria
di don Luigi Brescianelli, e note, biglietti e lettere di R. Putelli
e di privati.
Putelli Salvo Romolo
(Breno 3/3/1880-Brescia 10/5/1939): di Giovanni e Francesca Valgolio,
entrato giovanissimo nel seminario di Brescia per compiervi gli
studi liceali, passò all'Università dell'Apollinare di Alatri dove
si laureò in teologia e dove nel 1904 fu ordinato sacerdote e gli
fu affidato l'insegnamento nel seminario. Ritornato a Breno, e,
ottenuto il permesso di dedicarsi alle amate ricerche storiche,
si distinse per caparbietà e arguzia, partecipando alla vita culturale
della cittadina e della Valle. Come segretario dell'Associazione
pro Valle Camonica, nel 1908, operò in maniera instancabile
per raccogliere i materiali per l'istituendo Museo camuno, divenendone
spesso l'unico promotore; fondò parallelamente la rivista Illustrazione
camuna (in seguito Illustrazione
camuna e sebina) che si interessò di cultura e di promozione
turistica, divenendone, sotto vari pseudonimi, l'unico redattore.
Nel 1915 la pubblicazione di Intorno
al castello di Breno. Storia di Valle Camonica, Lago d'Iseo e vicinanze,
gli conferì una certa notorietà in campo archivistico. Fin dal 1925
riordinò l'archivio vescovile di Brescia e dal 1936 quello di Mantova,
pubblicando anche numerosi studi a riguardo. L'attività di promotore
della cultura e del turismo valligiano non si limitò solo agli studi,
ma in maniera continua prestò la sua opera per aprire la Valle al
mondo, riducendosi pressoché in povertà, avendo speso molti dei
suoi averi per le ricerche, gli studi e l'acquisizione di materiali
per il museo.(12)
Note
(1)Nello Statuto dell'Associazione pro Valle
Camonica, Breno, Tip. Venturini, 1904, si dichiarava che lo scopo
principale era di "promuovere un maggior sviluppo intellettuale, commerciale,
agricolo, turistico, industriale e sociale in genere della Valle Camonica".
Si veda anche l'intervento "Salviamo il patrimonio artistico", Bollettino
ufficiale dell'Associazione pro Valle Camonica, 1906, 2, p. 8.
(2)Da un discorso di Benito Mussolini, riportato in Illustrazione
camuna, 1924, 1, pp. 8-9.
(3)Le vie d'Italia. Rivista mensile del Touring club italiano,
1924, 9, p.1014, e proseguiva: "il Museo Putelli, significativo esempio
del bene che ad un paese può recare la fede entusiastica e pertinace
d'un uomo di buona volontà".
(4)La questione appariva piuttosto controversa: Romolo
Putelli non poteva di fatto lasciare in eredità un patrimonio che
non era di sua proprietà, ma che gli era stato affidato nella gestione
dall'Associazione pro Vallecamonica; di contro lo Stato non era completamente
interessato a questa donazione: in una lettera di risposta della Direzione
generale del Ministero dell'educazione nazionale al Soprintendente
alle gallerie di Milano, Roma 5 agosto 1942, A.S.A.MI, il funzionario
specificava che la raccolta comprendeva "soltanto un gruppo di carte
di valore archivistico notevole per la storia della Valle Camonica"
e per quanto riguardava il materiale artistico, "oggetti scadentissimi".
(5)Nel locale in questione erano già custoditi altri documenti
dell'archivio comunale, che inevitabilmente, anche a causa dell'imperizia
del personale, ma soprattutto delle opere di riordino compiute nella
completa ignoranza della storia della raccolta, si sono mescolati.
(6) Si veda il"fondo Sina" giacente in Biblioteca Queriniana
a Brescia.
(7)Si veda [Beccagutti, Andrea], La chiesa di S. Antonio,
il castello di Breno, il museo camuno, "Manifestazioni dell'agosto
brenese", Breno, Tipografia Camuna, 1958, pp. 11-15.
(8)Cfr. AA.VV., Proposta per un museo di Vallecamonica.
Mostra antologica del Museo di Breno, Breno, Comune di Breno, 1983.
(9) Cfr. L. Ranzanici, "Una sede per il Museo camuno",
Bresciaoggi, 28/8/1986, p. 9.
(10)"Soprattutto notevole è poi la raccolta di prodotti
dell'arte paesana dei secoli passati.": Le vie d'Italia..., op.cit.
(11) Rimando a O. Franzoni, Le carte della roba, Darfo,
La cittadina, 1990.
(12)Informazioni, immagini e percorsi si possono trovare
sul sito Internet del museo, all'indirizzo http://www.museionline.it/musei/parola/
breno/Breno.htm
Il materiale qui contenuto è coperto dai diritti di proprietà del
Comune di Breno e tutelato dalla legge in materia.
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