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Il punto di partenza dell'acquisizione dei dati è
costituito dal rilievo
fotogrammetrico della roccia, che viene in seguito
elaborato in modo da ottenere una pianta vettorializzata
del perimetro.
Si procede quindi con la creazione al computer di una
griglia, basata su quadrati di 50 x 50 cm di lato (denominati
"zone"), che viene sovrapposta al rilievo
vettorializzato: in questo modo è possibile posizionare
con precisione le singole raffigurazioni incise all'interno
della superficie della roccia. La scelta delle dimensioni
del modulo della griglia è legata alle caratteristiche
tecniche della fotocamera
digitale adottata per l'acquisizione delle immagini.
Il rilievo fotografico consiste di più battute
di riprese, che permettono di documentare le scene,
le raffigurazioni e le zone, queste ultime utili anche
per la valutazione degli aspetti
conservativi.
I file delle immagini digitali, in formato JPEG, vengono
inseriti in un archivio strutturato in diverse cartelle,
che sono organizzate per categorie (ad esempio, FOTO
D-BASE, RILIEVI VETTORIALI, etc.) e, al loro interno,
per località e tipologia (ad esempio, BDL001-SCENE,
CMM002-RAFFIG, FDN037-ZONE).
I nomi dei file contengono sempre la sigla della roccia
ed il numero della zona; per le fotografie relative
alle scene ed alle raffigurazioni viene aggiunta anche
una breve descrizione del contenuto
Le immagini, dopo essere state archiviate secondo i
criteri sopra descritti, non vengono inserite nelle
schede del database,
ma vengono semplicemente importate tramite un collegamento
che consente di evitare l'immagazzinamento della foto
digitale nel software, con un evidente risparmio di
spazi di memoria.
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