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Villa di Lozio zona Valle Camonica (BS)

"Villa di Lozio"

Chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo


     Il titolo a San Pietro fa ritenere che la chiesa fosse collegata ai possedimenti che qui avevano i benedettini di Bienne, a loro volta dipendenti da quelli dei SS. Faustino e Giovila di Broscia; invece A. Sina pensa ad una fondazione risalente ai monaci di Tours.
     Nel secolo XIV la chiesa si staccò dalla pieve di Ci-vidate: nel 1.366 la Eccl. S. Petri de Lazo è tassata da Bernabò Visconti per Lib. 6. Il 19 gennaio 1400 risulta nell'elenco di contributi di antiche chiese della Valle Camonica al vescovo di Brescia con la seguente indicazione: ab ecclesia S. Petri de Lazio che deve versare L, 7 s. 18.
     Nel 1532 nel registro dei benefici parrocchiali risulta ormai Parrocchiale: Ecclesiam parroch. S. Petri de Lotto cum capellania S. Nazari unita.
B. Paino nel 1658 la indica: Ecclesia Villae Lotij sub S. Petri Apostoli protezione, hahew trio altana, est Rectoria Parochialis.
Anche P. Gregorio nel 1698 la ricorda come dotata di tré altari, ben tenuti et egregiamente ornati.

    
G. Maironi Da Ponte la cita nel 1820 come soggetta alla Vicaria di Breno.
Il Melotti ritiene che la chiesa primitiva avesse una lunghezza di metri 12 per 6 di larghezza, e crede che il recipiente di pietra collocato alla base del campanile e attribuito al secolo XIV, fosse il primo fonte battesimale. A fianco della chiesa era il cimitero con l'oratorio di San Rocco già esistente nel XVI secolo.
     Dopo lo smembramento della parrocchia, con il distacco di quella di Laveno, la chiesa di Villa incominciò a decadere e la sagrestia era in rovina, tanto che nelle visite pastorali i vescovi e nel 1580 san Carlo ordinarono lavori di riparazione. Si pensò allora di ampliarla e ciò avvenne tra il 1602 e il 1646, mentre erano parroci Giovanni e Bartolomeo Pennacchio di Laveno: ciò risulta dalle visite pastorali.
     Si sfondarono i muri perimetrali, si aggiunse a settentrione la navata e a sud il presbiterio, di modo che i resti della vecchia chiesa si trasformarono nelle due cappelle oggi collocate tra gli altari laterali, e la pianta assunse una conformazione a croce.
     La chiesa, tuttavia, era bassa, essendosi conservata la primitiva altezza, corrispondente cioè a quella degli altari laterali.
Secondo una nota manoscritta di don Bortolo Pennacchio (+ 1644), ma senza data, la ricostruzione fu attuata su disegno e sotto la dirczione di Antonio da Sanricolo.

    
La chiesa fu dipinta nel secolo XVII, ma nel 1864 andò perduta la decorazione perché don Zanetti fece alzare da Giacomo Pollini la volta della chiesa e ampliare il presbiterio. A questo sacerdote si devono inoltre molteplici lavori eseguiti tra il 1866 e il 1868: l'abbassamento del sagrato per togliere la scala di quattro gradini con la quale si scendeva in chiesa; l'allargamento della sagrestia; l'abbassamento del pavimento e il suo rifacimento in cotto e quindi il collocamento di un gradino davanti ai tré altari.
     Nel 1878 è stata allungata e ammodernata dal parroco Stefano Dò che rifece anche la facciata; nel 1884 si decise la decorazione dell'interno ad affresco affidata al Guadagnini.
     Degna di nota la messa di Natale del 1944 delle squadre partigiane delle Fiamme Verdi qui convenute.


Esterno
Modesta chiesa del secolo XVII con facciata fiancheggiata da due lesene tuscaniche in un solo ordine, con architrave su cui è il timpano di andamento si-nuoso e aggettante sopra le lesene.
     Portale architravato sopra il quale è una finestra a lunetta. A riparo del portale è un portichetto con due colonne e due lesene di ordine tuscanico con archi ribassati e volta a vela.
    Ai lati, la facciata presenta due piccole ali corrispondenti alle cappelle interne con riquadratura incassata.
     I fianchi della chiesa sono privi di interesse e cosi l'abside.
     Il campanile si erge sull'angolo nord-est della chiesa con la canna di pianta quadrata, con le pareti di pietra a vista e con la cella campanaria coronata ai quattro angoli da merlature alla ghibellina. Cordonature segnalano la base, la terminazione della parte in pietra e il ripiano della cella campanaria, cosi da inquadrare l'orologio con il quadrante rivolto a nord.
     Le campane furono eseguite da Pietro Soleti da Bre-scia nel 1720 e se ne conserva ancora una, mentre le altre due vennero rifatte nel 1838-40 da Innocenze Maggi.
Interno
     È ad una navata con volta a botte. Le due campate della volta sono separate da archi traversi binati che racchiudono tratti più piccoli di volta a botte, in corrispondenza delle lesene corinzie che fiancheggiano gli archi delle nicchie e delle cappelle a pieno centro, inquadrati anche da ricco cornicione aggettato.
    Presbiterio ampio quasi quanto la navata, rettangolare, con volta a vela. Le cappelle e le nicchie laterali sono notevolmente profonde e hanno volta a botte.
     I medaglioni ovati delle campate sono fiancheggiati da quattro più piccoli, mistilinei: i primi rappresentano la Gloria dei santi Paolo e Pietro; i secondi gli Apostoli. Sono opera di A. Guadagnini che li dipinse nel 1884.
Putti in monocromo sono nel tratto di volta fra le due campate.
Nella volta del presbiterio, il medaglione ovale reca l'Incoronazione della Vergine contornata da cornice in stucco, simile a quelle della navata, mentre i quattro riquadri dei pennacchi recano, rovinati, gli Evangelisti.
     Nella lunetta, con la quale si chiude il presbiterio, vi è l'Annunciazione. Anche queste sono tutte opere del Guadagnini.
     Nelle nicchie laterali, appena entrati, sono a sinistra, il fonte battesimale, e, a destra, un Crocefisso.
     Il primo altare sul lato ovest è in legno dipinto con la modesta pala di A. Guadagnini raffigurante la morte di san Giuseppe (1894) dipinta ad affresco.
L'altare della Madonna (si tratta di una statua recente), ha un paliotto con medaglione rappresentante la Madonna, è intarsiato di madrcperla e ha andamento ondulato. Pure di andamento ondulato, per effetto delle lesene laterali, è la soasa, con ricco timpano spezzato a voluta con sovrapposti angioletti in stucco; la grande cimasa con il monogramma della Vergine e in alto la colomba dello Spirito Santo, è opera di A. Veda di Milano, del 1771.
Nella cappella della Madonna, sulla parete est, è un piccolo tabernacolo con ampia mensola aggettata e con ricca cornice in marmi intarsiati, con sportello in legno dipinto, il tutto del XVIII secolo.
     Sulla parete tra le due cappelle è addossato il pulpito con sottostante cattedra che costituiscono un corpo unico, in buone forme neoclassiche, con sobria decorazione in legno: esso, infatti, fu eseguito nel 1855, su disegno del Pietroboni di Vione, da Ungheri di Lovere.
     Al termine della navata, sulla parete di destra e di sinistra, sono murati due tabernacoli, per reliquiari, con ricca decorazione a fiori intarsiati in marmi policromi; contengono le reliquie dei santi Pietro, Paolo e Luca, quello verso sud e, di Giovanni, Sebastiano, Bernardo e Cristoforo, quello verso nord.
Altare maggiore con ricco paliotto intarsiato, adorno di girali d'acanto e uccelli che racchiudono un occhio contenente un ostensorio. Molto bello è lo sportello del tabernacolo in legno intagliato del Settecento e dorato, raffigurante Cristo deposto dalla croce. Sopra il tabernacolo è la tribuna, assai ricca, di forma cruciforme con colonne tortili in marmo, con arco a pieno centro e ricca cupoletta al di sopra, e statuette di angeli. E opera di Baroncini da Rezzato del 1748.
     Il presbiterio è contornato sui tré lati dagli stalli del coro, divisi da colonnette scanalate, corinzie, con capitelli dorati, con i due seggi iniziali dei due lati sormontati da cimasa semicircolare e decorati con applicazioni di legno dorato. Anche questa è opera del 1855 di Ungheri di Lovere su disegno del Pietroboni di Vione.
     L'organo e la cantoria sono in legno, con finta marmorizzazione ed elementi applicati in oro di gusto neoclassico (1874).


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La chiesa dei Santi Pietro e Paolo
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