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Panorama di Lozio zona Valle Camonica (BS)

Castello dei Nobili

 


Resti del Castello


     Su un costone posto fra le due valli Doss a est e Rè verso ovest, proprio di fronte all'imboccatura della valle per chi proviene da Malegno, in posizione molto ripida e scoscesa, sono i resti del castello dei Nobili a cui si accede da due sentieri provenienti dalle due vallette laterali.
     G. Da Lezze (1609) cosi ne accenna: et una rocca posta in sito molto forte, qual è propria della famiglia di Nobili ivi hahitanti, qual per il passato è stata nobile, anticha, et onorata famiglia, et per suoi benemeriti ha ottenuto dal Serenissimo Dominio alcuni privilegi, quali ancora godeno, hora detta famiglia è quasi annichilata.

    
Alla fine del secolo P. Gregorio (1698) cosi ne parla: alle sue pertinenze fu già un Castello di fama dov'adesso è la Ricciolo chiesa di S. Christina, che stimasi pure dall'impeto delle precipitose nevi de' Monti distrutto. Sorge però ancora sopra la stessa terra altra fortezza, che fu il freno della potenza de' Visconti, dove Bartolomeo de Nobili Signore di Lotio operò meraviglie per la Serenissima Repubblica Veneto e più alto per una scala scavata nello scoglio si soglie ad una balza dov'è la torre, che serviva di ritirata in caso di necessità, provista di Molini a mano, il tutto posseduto dagli eredi di Bartolomeo suddetto.
     G. Maironi Da Ponte (1820) ripete le stesse notizie a proposito di Santa Cristina fabbricata sulle rovine di un antico castello rinomato ne' tempi delle civili fazioni di passati secoli.
     Il villaggio poi è dominato da una vecchia fortezza, la cui mercé i Signori di Lozio conservare si poterono sudditi della veneta Repubblica, stretti in essa fortemente dall'armi dei Visconti. Da questo fortilizio per una scala scalpellata nella viva roccia si sale sulla vetta superiore, ove tuttora esiste la grande torre che serviva di ritirata agli assediati.

    
B. Rizzi (1870) ricorda la grande torre del castello, mentre G. Rosa (1874) ormai parla di rovine del for-tissimo castello e della torre.
     B. Favallini usa termini pittoreschi: addossato alle cui rupi vi guarda, come teschio dalle vuote occhiaie, il castello famoso dei Nobili dal quale per le rocce salivasi alla torre di rifugio, ma aggiunge, dopo aver ricordato quello di Santa Cristina, notizie di altre fortificazioni: d'una torre restando orme sul poggio di Laveno e del quarto sul clivo all'imboccatura della valle sotto Sucinva; a proposito di quest'ultima torre egli torna a parlare, dopo aver ricordato la pace di Cividate del 1393, allorché si principiarono a costruire strade coperte, ridotte a fortini agli shocchi come sotto Sucinva di Lozio.
     Nulla di nuovo aggiungono P. Biazzi, G. Colti e P. Prudenzini (1905): / castelli che oggi rimangono sono quelli del Baione e quello dei Nobili a Villa di Lozio, con notevoli avanzi di mura, di una porta e di una torre a cui si accedeva per mezzo di una scala ricavata nella roccia.
     Chi da la descrizione più esauriente delle rovine dell'edificio è F. Canevali (1912): Sul monte alquanto dirupato, che sorge dietro alla frazione [di Villa], si svolge

    
Il ripido sentiero che in mezz'ora circa porta alla località detta castello; ove infatti, tra le rovine, fanno ancora modesta comparsa alcuni resti di costruzione fortilizio. Quegli avanzi danno tuttora buonissima traccia dell'intero muro perimetrale di difesa e di altre murature interne Rei fabbricati d'abitazione, di un grandioso portale, di alcune finestre, di feritoie e degli incavi che servivano d'appoggio alla travatura dei soffitti. Più in su del castello, dieci minuti circa, v'ha una prominenza rocciosa in forma di poggio, su cui reggonsi ancora le mura diroccate d'una grandiosa torre. A questa si accedeva dal castello per mezzo di sentieri e gradinate scavati nella viva roccia, ma resi dal tempo quasi impraticabili. Castello e torre, che attualmente appartengono al comune di Lozio, vennero fatti costruire dalla famiglia isobili del luogo, credesi in sulla fine del tredicesimo secolo. Consta poi, che anche nei dintorni delle altre frazioni esistevano diverse rocche di epoca assai anteriore: tra questi merita di esser ricordata quella grandiosa che ergevasi nella località detta Baione, sulle cui rovine e già da parecchi secoli venne costruita la Chiesa di Santa Cristina, tuttora esistente.
     L'ultimo a trattarne è F. Lechi che dopo aver riportato il passo suddetto del Canevali, fa una breve storia della famiglia Nobili, che ritiene derivata dai Griffi di Losine.

    
Per la storia della famiglia dei Nobili di Lozio, proprietari del Castello si veda qui il capitolo, "Notizie storiche" di Lozio.
     Il castello come si può riconoscere oggi dalle poche rovine, aveva un primo muro di cinta che seguiva l'andamento ricurvo della roccia. Questo muro di cinta, che si attacca ai due lati alla roccia, ha un percorso di circa trenta metri. E costituito da pietre abbastanza regolarmente squadrate e disposte a corsi regolari. In esso si apre, rivolta verso ovest, la porta di ingresso di cui rimangono ancora i due stipiti costituiti da pietre ben squadrate ma di cui è andato perso l'arco o l'architrave.
     Nell'interno, appena oltre la soglia, sulla destra vi è un incavo di sezione quadrata di circa 15x15 centime-tri che serviva per alloggiare la spranga che doveva fermare internamente il portone.
     Dalla porta si passa in un vano di circa 6 metri, di forma rettangolare. Nella parete di fronte all'ingresso, cioè verso est sembra ancora di intravedere una porta fiancheggiata da un pilastro, porta che immetteva in un secondo ambiente che aveva un andamento ricurvo.

    
Tra il primo ambiente e la roccia del mastio, cioè sul lato nord, sembra che vi fosse una vasca, oggi però interrata, tanto più che nella zona vi è una sorgiva. Dal secondo ambiente quasi certamente si doveva passare alla famosa scala ricavata nella roccia posta nella parte nord-est del roccione centrale che rimane isolato in tutti i suoi lati. Questa scaletta portava al mastio cioè alla cosiddetta torre posta a un livello più elevato, di cui rimangono notevoli ruderi e che, per quanto sembra, doveva avere andamento irregolare, più circolare che quadrangolare, per seguire l'andamento del terreno. Questa torre aveva almeno due piani.

 Castello dei Nobili 
Resti del Castello

Castello dei Nobili
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