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Panorama di Lozio zona Valle Camonica (BS)

Notizie storiche

 

     La posizione dei guelfi che da Lozio a Losine dominavano il centro della valle, dividendo in due parti il dominio della fazione ghibellina capitanata dai Federici - che invece prevaleva nella parte bassa e in quella alta della vallata, spinsero i ghibellini a progettare l'impresa di impossessarsi del castello, che sembrava imprendibile, di Lozio e distruggere i suoi feudatari,
     L'impresa guidata dai Federici di Mù, con uno stratagemma riusci il 25 dicembre 1410 (più convincente è la dimostrazione del Melotti che sposta di un anno la distruzione avvenuta secondo P. Gregorio nel 1409) con l'eccidio di Baroncino e di molti della sua famiglia. Si vuole che rimanessero in vita due ragazzi, Bartolomeo figlio di Pietro e Pietro figlio di Giovanni che si trovavano a Bergamo per studio. E da un documento del 1445 risulta infatti che i nipoti di Baroncino Pietro, Manfredo, Baroncino e Ludovico ricevono investiture sempre dal vescovo.

    
Ad ogni modo è certo che per circa vent'anni i Federici di Mù tennero in loro mani il castello di Lozio, fino a quando non saranno allontanati dalla Repubblica di Venezia che restituisce il castello ai discendenti di Baroncino.
     Nel 1427, durante la guerra fra Visconti e Venezia, il duca di Milano concede che il comune di Lozio, già collegato alla Valle di Scalve, fosse invece di nuovo unito alla Valle Camonica e nel 1439-41 Filippo Maria Visconti concede in feudo Lozio a Maffiolo Oroboni, ma nominalmente, perché Lozio e Breno in questi anni resistono alle forze viscontee; contemporaneamente nel 1428 con ducale di Francesco Foscari la Repubblica di Venezia conferma l'unione di Lozio alla Valle Camonica togliendolo dal collegamento con la Val di Scalve e nel 1442 Francesco Foscari rinnova a Bartolomeo dei Nobili di Lozio le concessioni già fatte con precedente ducale da Pasquale Maripiero nel 1440 restituendo i privilegi che avevano a Lozio e concedendo una certa separazione amministrativa di Lozio anche dalla Valle Camonica.
     Altre concessioni si ebbero in favore di Lozio e dei suoi feudatari con ducale del 20 giugno 1449; erano feudatari sempre vescovili, tuttavia, e i legami dei Nobili di Lozio con il vescovo possono essere ancora documentati nel 1445 e nel 1465.
   In cambio della protezione data da Venezia ai Nobili di Lozio un loro rappresentante, Barrolomeo, sarà a capo della coraggiosa e forte resistenza contro gli Sforza e in favore della Serenissima nel 1453-1454, resistenza che fece capo a Breno e a Lozio.

   
Bartolomeo e Pietro dei Nobili furono riccamente beneficiati (9 aprile 1454) dalla Repubblica: il Comune che era solito pagare 110 lire di imposta alla Camera di Brescia avrebbe versato le somme dovute ai Nobili di Lozio, il castello di Lozio è uno dei pochi esclusi dallo smantellamento ordinato nel 1455 e nel 1464 Antonio Morosini concedeva ai Signori di Lozio facoltà di caccia e libero transito per le terre della Repubblica e per i territori degli alleati. I Nobili rimarranno fedeli alla Repubblica.
     Già nel 1389 abbiamo visto che esisteva il Comune di Lozio; e questo nel decreto del 22 gennaio 1455 sulla limitazione del pagamento di 22.000 lire annuali da parte della Val Camonica, risulta separato dalla valle. Nel frattempo andava sempre più rafforzandosi la "vicinia" di Lozio, se il 9 ottobre 1466 si determinano i confini fra la proprietà dei Nobili e quella della comunità e fra queste proprietà compaiono le sorgenti e i letti dei torrenti Lanico e Baione.
     I feudatari cedono cosi l'uso dell'acqua per azionare i mulini e per l'irrigazione come risulta da un atto del 27 novembre 1487 con il quale Pietro de Nobili vende 14 parti su 64 dei mulini alla comunità; cosi nel 1497 sempre Pietro de Nobili cede alla comunità di Lozio metà del forno fusorio per il prezzo di L. 1.450, cavalli di ferro crudo, pari a 1624 quintali, pagabili in dodici anni; atti di vendita innumerevoli abbiamo da parte della famiglia Nobili ai comuni di Lozio, di Bor-no e di Ossimo per tutto il secolo XVI riguardanti soprattutto boschi, pascoli, praterie. Nel secolo XVI i Nobili sono ancora potenti e nel 1512 Simone, figlio di Bartolomeo, si oppone validamente al castellano francese in Breno che chiedeva il pagamento di un pesante contributo; si appellò al governatore di Brescia Aubigny ricevendone il riconoscimento.
     I Nobili di Lozio cedono alla comunità anche alcuni beni feudali senza permesso del vescovo ed ecco il vescovo Bollani nel 1568 che priva i feudatari di Lozio di quei beni investendone il Rev. G. Battista q. d. Apol-lonio Nobili parroco di Villa.
     Nel 1490 e nel 1539 i Nobili di Lozio concedevano anche la facoltà di caccia alla comunità fino a che questa ritenne di poter appaltare da sola tale diritto nel 1754: questo atto provocò la reazione della famiglia Nobili che ricorse a Venezia ricevendone tuttavia parere contrario.
     Con replicate sentenze dal 1755 al 1764 Venezia dava ragione alla comunità sui diritti di caccia; diritti che la comunità conservò fino al 1837.
Dalle notizie che ci rimangono risulta che vicinia e feudatari rimasero sempre nettamente divisi e mai si ritrova che uno dei Nobili di Lozio sia stato nominato a rappresentare o a guidare la comunità.
     Nel secolo XVI avanzato i de' Nobili si imparentano con i Fenaroli, con i signori di Pisogne; ebbero un canonico nella cattedrale di Brescia e nel 1550 un gio-vanetto di 15 anni di quella famiglia fu eletto parroco di Villa; ma un forte colpo alla potenza della famiglia si ebbe allorché i Fenaroli imparentatisi con il ramo di Goffredo Nobili, alla morte di questo, vendettero i loro beni trasferendosi ad Iseo.

    
Interessante tuttavia è la notizia dataci da un documento del 26 maggio 1518 dal quale si ricava che in quell'epoca i de Nobili stavano edificando una loro casa (prò edificando domus suas). Invece, nel secolo XVI la vicinia è pienamente costituita con i consoli per le quattro frazioni, e ognuna con vicinia, con la vicinia generale e pubblica che si attuava su il doss de' consci.
     Nel 1681 gli abitanti di Villa acquistano una casa per l'archivio comunale e per il pagamento delle tasse, suscitando una lunga lite da parte delle altre frazioni, lite da quest'ultime persa. Nei secoli XVII e XVIII si ha notevole attività delle diverse scole, si ha la creazione delle varie cappellanie, di lasciti, ecc.
     Nel 1809 avviene la costruzione del cimitero di Sommaprada e di quello di San Nazaro; del 1819 è quello di Villa.
     Forte fu il contributo di Lozio alle guerre del Risorgimento e alle due guerre mondiali. Nella valle di Lezio agiva nel dicembre 1944-gennaio 1945 la squadra partigiana delle Fiamme Verdi comandata da Giacomo Cappellini che fu catturato a Laveno il 21 gennaio 1945 e fucilato dai nazifascisti il 24 marzo 1945. Fu decorato di medaglia d'oro al V. M. (una lapide lo ricorda sull'edificio scolastico di Laveno, posta il 26 maggio 1946).
Nel 1920 era stata costruita a Laveno la nuova sede comunale che nel 1971 venne del tutto rimodernata con 8 milioni di lire.




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