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 Panorama di Lozio zona Valle Camonica (BS)

Per gli escursionisti sono
disponibili tre cartine dettagliate in grado di soddisfare anche particolari esigenze di precisione.

 Le cartine sono ricavate da un originale in scala 1:25000 (1 cm=250m).
La scansione ottimizzata permette una  visione dei particolari molto elevata

*Il percorso evidenziato è una indicazione fornita da un esperto del luogo.

 

PASSI E VALICHI DI COLLEGAMENTO

 

ASCENSIONI MASSICCIO DI CONCARENA

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     Nella Valle Camonica il nucleo nucleo di creste, pinnacoli, denti e guglie rocciose attornianti la Cima della Bacchetta ha complessivamente il nome di Concarena e nella sola Valle di Lozio le varie cime, le vertebre e le diramazioni hanno nomi speciali.

      

     1. Da. Val Baione. — Dalle casine delle Plagne del Sale (1879 m.) portiamoci in 10 minuti alla base di un canalone che, ad esse dirimpetto, scende dalla cresta della vertebra del Pizzo Atòcco. Per questo canale arriveremo alla cresta in 1 ora e 3/4 circa dalle casine suddette e se nella stagione estiva la salita e discesa non dovranno essere ne difficili, ne troppo faticose richiederanno, quando il canale avrà neve, fatica e prudenza.
     Dalla sella cui si arriva si può, tenendo la cresta, giungere alla Cima Bacchetta (2549 m.) in 40 minuti circa; se dalla cima vorremo ritornare in Val Baione per questa sella ricordiamoci che la terza depressione che troveremo sulla cresta sarà quella che la forma; la prima e seconda che troveremo mettono in canali che ben presto si rendono impercorribili. Quali contrassegni  a far conoscere la depressione stessa valgono i seguenti:

  • a) in fondo ad essa e nei ghiaioni di Val Baione (sponda destra) le casine a metà di essa Valle che conosciamo col nome «Plagne del Sale»;

  • b) sulla cresta si stacca ed abbassa verso sud (in Val Narena) uno spuntone.

     

 

        2. Dalla Vertebra del Pizzo Atòcco. — Dal sentiero che da S. Cristina va alla base dei canali Cunella e Roccadone innalzia­moci sui pendii erbosi del Dosso Guardia; in breve si giunge ove il Dosso batte contro le rupi e pendii ertissimi erbosi sorreggenti il Pizzo Atòcco; innalziamoci ancora, ora aggrappandoci agli scogli, ora all'erba, ora con passaggio trasversale ed ora con la montagna contro il petto, ed arriveremo alla cresta della vertebra del Pizzo Atòcco al punto detto «mandrie del Pizzo» In tre ore circa da Villa. Seguendo la cresta verso nord-est arriveremo in un'ora circa alla depressione della sella della Bacchetta da cui già abbiamo vinta la Cima. Da questa vertebra del Pizzo Atòcco si ha bellissima veduta sulla Diramazione Bagozza, sulle Valli Baione e Narena. Alcuni echi rispondono alle vostre parole; se poi emettete delle grida esse vengono ripetute nei valloni dalle cestole trasversali e dai dirupi sporgenti ora da una, ora da un'altra parte cosicché vi parrà di «aver suscitato un clamore di eserciti attendati nelle valli sottostanti» e la mente correrà alle lotte leggendarie dei Nobili di Lozio.
Da questa vertebra del Pizzo Atòcco vari canali scendono in Val Baione, ma per nessuno si può arrivare direttamente al fondo; conviene abbandonarli a luogo opportuno e, piegando a destra, a ritroso della discesa della sottostante Valle, portarsi ancora al canale della Bacchetta che conosciamo. Alla vertebra sale un sentiero dalla Spluga di Narena ed arriva alle così dette «mandrie del Pizzo» cui giungemmo or ora per via più difficile: andando poi alla Cima Bacchetta troveremo una prima Cima, 2202 m., poi una seconda, 2288 m; da questa scenderemo alla depressione della sella Bacchetta; valicando altra cima, 2454 m., andremo ad un ultimo tratto di cresta saliente alla Bacchetta 2549 m.

      

       3. Da Valle Narena. In più maniere potremo da Val Narena salire alla Bacchetta e senza pericolo di sbagliare poiché se il pendio è faticoso ed erto è del pari in ogni luogo percorribile. Se ci atterremo al sentiero che si diparte dalla Spluga saliremo alla vertebra del Pizzo Atòcco come sappiamo; se dalla Spluga saliremo pel fondo della Valle arriveremo ad una conca ghiaiosa dalla quale, piegando a sinistra, per rupi e ghiaie saliremo alla cresta vicina alla Cima Bacchetta; potremo infine, ed è la via più allegra pel panorama, salire alla cresta fra Cima Narena e Cima Rossa e quindi alla Bacchetta per la via che descriviamo qui sotto.

     

     4. Dalla Valle del Vaccio. — Conosciamo la conca alta di questa Valle e da essa, per gli erti segaboli, è facile vincere il M. Vaccio; ciò potremo fare anche nel modo seguente: andiamo alla cresta principale fra Dosso Isiga e M. Vaccio dove i segaboli finiscono in linea a zig-zag dalla quale precipitano in Valle dei Corni Marci di Losine e nei Sendini di Cerveno crestoni dentati, canali e forre, rocciose pareti e rupi arrotondate formanti un tratto del nostro gruppo assai bizzarro. Seguendo questa seconda via studieremo anche i dettagli del Passo di Val Gosa e di quello del Corno del Dente, mantenendo così la fatta promessa. A mattina del Dosso Isiga (1565 m.) si avvalla un anfiteatro erboso alla conca di Casa Gibezza ove, al riunirsi dei corsi d'acqua delle Valli Goccio, Gosa e Busa, si forma la Valle dei Corni Marci di Losine.

     Questo anfiteatro è racchiuso a sud da uno sperone che dal Dosso Isiga in direzione sud-est scende al Dosso Croce nel quale passa la mulattiera del Croppo diretta a Cerveno; a nord dal Crappo di Val Busa, spuntone di roccia che si stacca dalla cresta principale a 1650 m.; ad est, circa 250 m. sotto il Dosso Isiga, da una muraglia di rupi e canali erbosi e ghiaiosi che scedono al bosco della parte a ponente ed alta della conca di Casa Gibezza. Queste rupi sono divise in due parti da una lingua di roccia che dalla sommità della muraglia si protende ad est; l'una fra questa lingua ed il Crappo di Val Busa è la Val Gosa; l'altra fra la medesima lingua e lo sperone del Dosso Isiga a quello Croce costituisce la Val Goccio: nella seconda è impossibile la discesa per le rocce, ma traversando l'anfiteatro e valicando lo sperone, si può scendere alla mulattiera del Croppo e per essa alla conca di Casa Gibezza: dalla prima è facile calarsi alla conca stessa per vari canali che costituiscono appunto il Passo di Val Gosa.

     Innalziamoci ora alla quota 1800 della cresta stessa ammirando per via due strette fessangole che scendono ad est divise fra loro da uno spuntone roccioso sotto del quale si uniscono in una sola, la Val Busa, racchiusa a destra dal Crappo omonimo ed a sinistra da un crestone che, subito dopo la origine della seconda fessangola, si stacca dalla cresta e dirige ad est.
<>Il crestone, poco dopo la sua origine, erge una punta rocciosa dalla carta italiana quotata 1890 ed erroneamente da essa indicata col nome di Corno del Dente (vedremo fra breve il perché); volge quindi da est a est-sud-est e declina, con denti e guglie, ad un intaglio fra la conca Gibezza e quella bassa dei Sendini di Cerveno; dall'intaglio si alza una cima 1235 m. e da qui il contrafforte . si arrotonda e scende alle ghiaiose campagne e vigne di Losine e Cerveno. Ne il crostone, ne le sue punte hanno nomi speciali, ne so se siano state queste salite:

     la Val Busa stessa è accessibile dalla conca di Gibezza ove balza con una forra a levigate pareti.  Dal punto 1800 della cresta ascendiamo a quello 2150 in circa 45 minuti; qui, verso est ancora, si abbassa uno sperone che, dopo formata una sella, tosto si rialza e lancia un ardito torrione cui la carta italiana al venticinquemila assegna la quota di m. 2189 senza nome: è il Corno del Dente dei valligiani di Lozio nome che, per errore, la carta italiana al 25 ed al 50 mila appose all'altra punta 1890 or ora veduta; non rilevo l'errore che dopo essermi convinto che in Valle di Lozio nessuno mostrerebbe la punta 1890 ma quella 2189 se fosse invitato ad insegnare il «Còren del Dent». Questo torrione finisce in tre piccole punte e ritengo che almeno a due di esse (l'orientale e la centrale) si possa salire par le rocce, e qua e là pel pendio erboso ripidissimo, a sud del Corno abbassantesi nei canale che ora prendiamo in considerazione.
     Dal Corno si distacca e dirige a sud-est un imponente crestone che forma il fianco sinistro del Canale del Corno del Dente racchiuso a destra dalle rupi dell'alto crestone senza nome che vedemmo originarsi alla quota 1800 della cresta; in questo canale noi potremo scendere dalla cresta fra il punto 1800 a quello 2150, ed arrivare fino ai Sendini di Cerveno nella loro conca media percorrendo in tal modo il Passo del Como del Dente del quale feci a suo luogo cenno.
     Dalla quota 2150 la cresta volge a nord-ovest: dopo 10 minuti di cammino piano sale, in egual tempo, e bruscamente prendendo la direzione a nord-est, ad un bastione roccioso che a 2200 m. circa si stacca da essa e quasi senza mutar livello si spinge avanti. Fra le rupi di questo bastione (che non ha nome, ma la sua forma spianata mi autorizza a denominare Corno Platto) e quello del Corno del Dente è rinserrata una strettissima forra che si forma all'angolo di deviazione della cresta e per la quale le pietre si scaricano con successivi rimbalzi, alla conca di mezzo dei Sendini di Cerveno a cui non sarebbe dato a noi scendere senza l'uso di lunghe corde. Con risvolta a nord-est seguiamo la cresta per altri 25 minuti ed arriveremo finalmente alla Cima del Monte Vaccio (2250 m. circa). Dal Dosso Isiga abbiamo impiegato ore 2 e pochi minuti. Dal punto cui siamo arrivati alla Cima Bacchetta impiegheremo un'ora circa variando le discese alle salite. Per pendio roccioso scendiamo infatti alla sella del Passo Narena per guadagnare, appigliandoci a rocce poco solide ed assai erte, la Cima omonima a nord della quale ci attende, alcuni metri più in basso, altro intaglio; dopo esso aggireremo un dente roccioso cui succede altro intaglio da cui si ergono le rupi della Cima Rossa; tenendosi sotto di essa e sotto quelle di due altre cime che seguono «I Gólem» ed alzandoci infine per ghiaia e rocce arriveremo alla Bacchetta.

                Panorama IL panorama che si svolge intorno a questa Cima meriterebbe per la sua vastità minuta descrizione, ma io non farò che accennare i principali punti della veduta: la Vallata dell'Oglio da Capodiponte al Lago d'Iseo (escluso solo il tratto presso Breno coperto dal M. Vaccio e sua vertebra dapprima e quindi da quella del Prato Tondo) con ben venti paesi allacciati fra loro alcuni dalla via nazionale, altri da mulattiere e sentieri;

     la Valle Baione sta sotto di noi mostrandoci le sue ghiaiose conche e gli scogli del suo fianco destro con le sue cime e passi: dal Cimone della Bagozza al M. Moren si stende tutta la nostra catena e lascia che ne possiamo studiare e scrutare i particolari togliendoci però la veduta del, bacino di Valle di Scalve: la Valle di Lozio col suo fianco sinistro e dietro la Corna Rossa, il M. Erbanno e quello Chigozzo. Chiudono l'orizzonte a nord-est i Baitoni e la catena nevosa dall'Adamello al Care Alto; a nord il Pizzo dei Tre Signori ed il Gavia con la sua diramazione fino ai Serrotini di Vezza d'Oglio fra Val Camonica e Valtellina; poi il Pizzo Trivigno ed i Torsoletti e Sellero fra Val Paisco e quella di Corteno e di Aprica: poi il Venerocolo ed il Gleno fra Val di Scalve e Valtellina e lungi il Cocca e il Redorta fra Val Seriana e Valtellina ancora: ecco la Presolana dietro cui sbucano i monti di Clusone e Gandino e fra il Ponte della Selva e Zogno; ecco il Lago d'Iseo fra Lovere e Pisogne coi Monti di Zolto ad ovest, quelli di Sarnico a sud e col Guglielmo ad est: nel lontano orizzonte un lembo di lombarda pianura e la barriera dell'Appennino Parmigiano: al Guglielmo seguono il Muffetto, il San Glisente; poi Croce Domini, i Bruffioni, il Blumone, il Listino ed il Re di Castello e davanti ad esso il Frisozzo ed il Badile.

 

 

Bagozza (Cimone della)

Questa vetta di poca altezza (2409 m.) ha però il pregio di essere una specula opportunissima per ammirare la Valle di Scalve ed i suoi monti e la Valle di Lozio col gruppo Concarena e le cime Sossino, Camino e Moren. Da Villa saliremo a questa cima per la sella fino al passo Bagozza e quindi per erti, ma comodi pendii; da Villa ore 4 circa di marcia effettiva.

 

Cima di Camino 2492 m.

      E' degno di nota che mentre annualmente da Schilpario salgono a questa cima parecchi alpinisti per il Passo Camino, nessun di essi scende nel Foppo Varicla e quindi a Villa di Lozio o a Borno: pare quasi corra l'idea — dalle guide e portatori di Val di Scalve con amore sorretta — che da essa Cima non sia possibile scendere pel versante camuno, giacché se così non fosse qualcuno di questi alpinisti vorrebbe bene schivare la noia di ripetere la stessa strada.

      Ora devo in breve indicare la via dal Foppo Varicla alla cima, via che il 21 luglio 1888 per incarico della Sezione CAI di Brescia fu segnata in rosso con partenza da Bomo e da Villa di Lozio. Nel Foppo scendono vari canaloni, e fra essi è distinguibile uno per la larghezza maggiore che ha alla sua base che si trova nella parte alta del Foppo, dirimpetto alla sella o Passo di Monte Arano:

     dalla base il canale sale in direzione nord-ovest o credo si potrebbe tenersi in esso, ma è più comodo, dopo i primi ghiaioni, piegare a nord e portarsi ad una sella erbosa incisa nello sperone formante il sinistro fianco del canale stesso: tracce di un sentieruolo insegnano la via di salita per alcuni metri poi si perdono; ma è facile innalzarsi essendo il pendio erto sì, ma facilmente percorribile perché erboso; per la schiena del suddetto sperone e per il canale che si era abbandonato, ma che fu opportuno ripigliare, eccoci in 40 minuti dalla base ad un crestone che scende a nord-est dalle cime e precipita alle ghiaie fra Foppo Varicla e Valle omonima: qui conviene piegare a sinistra (ovest) e salendo vincere vari speroni scendenti ad est, veri barbacani che pare sorreggano la mole delle cime sovra-incombenti; si giunge in 15 minuti ad uno scarco o piccola conca ghiaiosa dalla quale un salto di roccia cade al Foppo; uno stretto canaletto si insinua fra le rocce sovrastanti e, vinto un masso che ne ostruisce l'ingresso, ci permette arrampicarci per una decina di minuti e raggiungere un ultimo sperone dal quale vedremo, poco più in alto, la cima maggiore, quella cui noi siamo diretti; essa è, fra le molte della cresta, la più a mezzogiorno: dal Foppo di Varicla l'abbiamo vinta con due ore di dilettevole salita scevra d'ogni pericolo se ne togli quello di una eventuale caduta di sassi.

        

        Panorama Dalla Cima di Camino godesi un panorama esteso e grandioso: nel complesso pari a quello della Cima Bacchetta di Concarena. Del bacino della Valle dell'Oglio poco si vede, rimanendo esso coperto dal Massiccio di Concarena e sua vertebra del Prato Tondo: scorgonsi però alcune case di Breno e la piazza della Filanda fra il castello e le rupi del Cerreto; fra le vertebre Prato Tondo e Arano-Mignone si vede degradare il Lanico all'Oglio: segue il paese di Cividate, ma poi il Monte Mignone e quindi la Corna Rossa ed il Monte Erbanno coprono la veduta del bacino dell'Oglio sin quasi al suo sbocco nel Lago d'Iseo di cui si vede il seno fra Pisogne e lo spuntone del Corno dei Trenta Passi: la ridente conca di Valle di Scalve forma un quadro delizioso dalla foresta di Schilpario alle erbose praterie di Nona con paeselli e casolar! sparsi sui verdi pendii, con foreste nereggianti dalle quali s'ergono le scogliere della Presolana e le rocce del Gleno e Venerocolo: della pianura lombarda si vede maggior tratto che dalla Bacchetta ed il lontano Monte Rosa mostra la sua larga fronte candida di eterne nevi.

 



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